Giorno 1 - venerdì 13 marzo

ore 10:00 | brainstorming collettivo
ore 13:30 | pranzo
ore 15:30 | sessione di gruppo
ore 19:30 | apericena
ore 21:00 | allineamento collettivo

Giorno 2 - sabato 14 marzo

ore 10:00 | allineamento collettivo
ore 13:30 | pranzo
ore 15:30 | finalizzazione
ore 19:30 | apericena
ore 21:00 | inizio evento
ore 02:00 | fine evento

RIFUGI DOPO L’APOCALISSE

APOCALISSE
[dal greco ἀποκάλυψις (apokálypsis), composto di ἀπό apó (“da”, usato come prefissoide anche in apostrofo, apogeo, apostasia) e καλύπτω kalýptō (“nascondo”, come in Calipso), significa un gettar via ciò che copre, un togliere il velo, letteralmente scoperta o disvelamento].

Non occorre più di certo citare le evidenze scientifiche che da molti anni informano la cosa pubblica per constatare che il disastro è in atto. Anche la letteratura, anche le più mirabili visioni distopiche, sembrano orizzonti meno catastrofici del reale stesso. Siamo appunto nel momento (storico) dove le forze distruttive dell’Antropocene e del Capitalocene si disvelano e offrono scenari di morte, distruzione, sofferenza, impotenza.

Le principali posizioni di fronte al problema sono due. Da un lato un atteggiamento ottimista e negazionista che crede nella tecnologia salvifica o pensa che l’emergenza climatica sia un processo “naturale” e “spontaneo”. Insomma, il problema o non c’è proprio o sarà in qualche modo arginato e controllato dal potere tecnologico. Il secondo atteggiamento, diametralmente opposto, semplicemente getta la spugna: è ormai troppo tardi, non c’è più nulla da fare, non rimane che aspettare la fine. Noi qui rifiutiamo entrambi gli atteggiamenti. Coscienti e vigili, decidiamo di riunirci per immaginare soluzioni pratiche a scenari prossimi.

BOZZETTI, MODELLI ED IDEE PER RIFUGI DOPO L’APOCALISSE

«L’Antropocene introduce delle discontinuità drastiche; quello che verrà dopo non sarà come quello che è avvenuto prima. Credo che il nostro compito sia rendere l’Antropocene il più interstiziale e insignificante possibile: dobbiamo unire le forze e condividere tutte le idee che ci vengono in mente per coltivare le epoche a venire in modo da ristabilire dei luoghi di rifugio».

Accettiamo l’invito di Donna Haraway e lo estendiamo alla comunità del Simposio:
Che forme possono prendere questi luoghi di rifugio?